Chiuro (SO), Santuario della Madonna della Neve e di San Carlo
Concerto di 3 campane in accordo Gloria (Do4, Sol3 Soletti 1769; La3 Francesco Comolli 1751)
Plenum come primo e secondo segno per la S. Messa festiva
Il santuario si trova lungo la statale che percorre longitudinalmente tutta la Valtellina e fu edificato in sostituzione di un'antica edicola dedicata alla Vergine Maria. La chiesa fu edificata a partire dalla prima metà del Cinquecento e presenta una elegante facciata a capanna, ornata nella parte superiore da tre statue in stucco raffiguranti la Madonna, san Carlo e sant’Andrea, realizzate dal ticinese Andrea Casella. La chiese fu ultimata nella prima metà del Seicento e consacrata il 18 settembre 1628 dal vescovo di Como Lazaro Carafino, che la dedicò alla Beata Vergine della Neve e a san Carlo Borromeo. L'ingresso al santuario è preceduto da un meraviglioso pronao affrescato, sorretto da colonne in serizzo provenienti dall'antica parrocchiale e chiuso da un pregevole cancello in ferro battuto. La chiesa si presenta a navata unica, le cui volte sono affrescate con tre medaglioni ispirati all'arte del Tiepolo, realizzati da Cesare Ligari 1767 e raffiguranti rispettivamente l’Assunzione di Maria, la Madonna della Neve e l’allegoria della Verità. La navata ospita quattro cappelle laterali, due per lato, che custodiscono pale d'altare di notevole bellezza artistica. Le due cappelle di sinistra ospitano una fedele riproduzione di un pregevole san Vincenzo Ferreri del XVIII secolo, dipinto da Giuseppe Antonio Petrini, e lo Sposalizio della Vergine, opera del Seicento realizzata da Luigi Reali. Alle due pale d'altare di sinistra rispondono i raffinati stucchi del Casella, metà del XVII secolo, che incorniciano perfettamente le due grandi tele del miracolo della Madonna della Neve, dipinto da Giuseppe Prina nel 1716, e la regina Ester davanti ad Assuero, realizzato da un autore ignoto del XVIII secolo. Il presbiterio è delimitato da un notevole arco trionfale decorato a fresco e ospita un monumentale altare in marmo policromo, affiancato da due tele di Alessandro Parravicini raffiguranti la vita di san Carlo Borromeo che visita poveri e appestati. La chiesa è un meraviglioso scrigno d'arte anche dal punto di vista artigianale: dal confessionale sormontato dal pulpito, finemente intagliato, si passa al notevole coro ligneo del Settecento per poi terminare con il monumentale armadio con intarsi in madreperla e decorazioni floreali, montato in sacrestia a metà del XVIII secolo. Ai piedi della sacrestia fu eretta l'esile torre campanaria, riparata nel 1960 dopo che fu danneggiata da un fulmine. La sommità è ornata da una caratteristica cupola a cipolla, mentre la ringhiera della cella è stata anni fa impreziosita con il monogramma di Maria, patrona del santuario insieme al santo arcivescovo Borromeo. Il campanile ospita tre campane a slancio molto festose, fuse a metà Settecento in sostituzione delle due originali. Una delle due campane originali venne rifusa da Francesco Comolli nel 1751, mentre la seconda fu sostituita da ben due nuovi bronzi, realizzati da Giovan Battista e Gaetano Soletti nel 1769.
Un ringraziamento al parroco don Andrea e al custode Stefano.
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